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sequestro all'italiana |
Stagione teatrale 2012-2013: “Sequestro all’italiana”
il 7 gennaio al teatro comunale “Raffaele Lembo”
Proseguono gli
appuntamenti della Stagione Teatrale 2012-2013, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di
Canosa di Puglia in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Lunedì 7 gennaio, il “Teatro Minimo”
metterà in scena, sul bellissimo palcoscenico del teatro comunale “Raffaele
Lembo”, la piece teatrale “Sequestro
all’italiana” di Michele Santeramo,
interpretato da Michele Sinisi, Vittorio
Continelli, Nicola Cambione e con la regia dello stesso Michele Sinisi.
Nata nel 2001 ad Andria (Bari) dall’incontro tra Michele Sinisi e
Michele Santeramo (due attori provenienti da percorsi diversi, ma legati
dall’attenzione per la scrittura, per la parola e per il racconto), la
compagnia “Il teatro minimo” è parte di “Teatri Abitati - una rete del
contemporaneo”, progetto di residenze teatrali in Puglia, all’interno della cui
esperienza, nel 2009, è nato “Sequestro all’italiana”. Il testo, finalista al
Premio Riccione per
il Teatro 2009, si ispira a un fatto realmente accaduto: un
uomo entra in una scuola materna e sequestra una classe di bambini perché vuole
assolutamente parlare col sindaco. Alla fine non parla con lui, ma rilascia
un’intervista. Lo spettacolo è la messa in scena di un sequestro. All’italiana
però. È una farsa, e forse questo è il problema. Inizialmente doveva essere la
storia di un fallimento: l’intenzione era quella di lavorare sul “candore” e
invece Sequestro all’italiana finisce per parlare del suo opposto. È
il tentativo di rappresentare i tipi umani da cui scaturisce l’attualità,
sempre diversa nei suoi esiti, ma determinata da vizi antichi. Si può fare
qualunque cosa, macchiarsi di qualunque crimine, ma poi basta andare in
televisione per chiedere scusa in primo piano. Come ci viene quotidianamente
ricordato, far qualcosa “all’italiana” significa scambiare la furbizia per
intelligenza, far diventare il vizio una virtù. Questa commedia guarda al
particolare per azzardare uno
sguardo sul tutto; parte dal fatto locale per descrivere un comportamento, un
bisogno, una necessità, che sono riscontrabili ovunque. Ci sono determinati
tratti dell’essere italiani che non fanno prendere sul serio nemmeno le
tragedie. Che alla fine sia un modo sbagliato di morire senza coscienza, o
giusto di sopravvivere con leggerezza, è una considerazione che viene lasciata
allo spettatore.